Tsipras vs UE: una partita a scacchi

O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” (cit. Batman. “Il Cavaliere Oscuro”, 2008)

Non credo che nel mondo del cinema vi sia frase che più possa adattarsi al percorso di Alexis Tsipras.  Appoggiato da forze di destra e di sinistra durante la campagna elettorale che si è conclusa con la vittoria di SYRIZA e abbandonato da quasi tutti (fuori dalla Grecia) un istante dopo che aveva firmato le durissime condizioni imposte dal regime dell’Unione Europea ad Atene.

Personalmente non ho mai nascosto la mia simpatia per Alexis Tsipras pur sapendo benissimo che alla fine della “propaganda” e della “retorica” si sarebbe posto il vero bivio: o nell’UE alle condizioni di chi ha fatto le regole o fuori dall’UE. Vi sarebbe un’ulteriore strada da poter percorrere a livello teorico e cioè rinunciare alla moneta unica e rimanere all’interno dell’Unione Europea. Ma dubito fortemente che Bruxelles permetterebbe tale “concessione” ad un paese che è stato, e viene tutt’ora considerato (con una buona dose di pregiudizi e razzismo), abitato da un popolo scansafatiche e che ha vissuto “al di sopra delle proprie possibilità” (dove l’ho già sentita questa?).

Ok, Alexis Tsipras non ha portato praticamente nulla a casa e sbaglia chi non lo riconosce ma, richiamando una metafora del gioco degli scacchi, SYRIZA almeno è riuscita a posizionare tutte le pedine per poter giocarsi la partita contro i proprio avversari. Sembra una banalità ma in altre zone del continente (a cominciare proprio dall’Italia) non solo la sinistra non riesce a posizionare i pezzi sulla scacchiera, ma è ancora indecisa su che colore prendere (anche se ultimamente sembra andare di moda il bianco. Peccato che a queste partite non inizia il bianco a muovere ma inizia chi vuole Bruxelles).

Non ho la sfera di cristallo per poter vedere come proseguirà la strada di SYRIZA e del popolo greco, ma di certo la classe dirigente che sta accompagnando Alexis Tsipras in questo durissimo percorso non è composta da persone che si son messe a far politica il giorno prima delle elezioni e, come tali, hanno, molto probabilmente, la capacità di individuare cosa può fare e cosa può ottenere il proprio paese.

Purtroppo non sempre si vince. E noi in Italia dovremmo saperlo meglio degli altri.

D. B.