UEE. Dopo 25 anni la Russia torna protagonista

25 anni fa, alle 18.35 del 25 dicembre 1991, venne ammainata la bandiera dell’Unione Sovietica sopra il Cremlino e sostituita con il tricolore russo. Da quel momento in poi le storie e i destini del popolo sovietico si dividono, prendono strade separate, alle volte divergenti. Sicuramente la perdita di controllo da parte del PCUS iniziò ben prima di questa data, ma l’ammainare la bandiera rossa è sicuramente l’immagine che più caratterizza quei drammatici mesi.

Il capitalismo bussava e la dirigenza sovietica gli spalancò le porte dell’URSS cestinando qualsiasi forma di democrazia. Qualche mese prima, il 17 marzo 1991, il popolo sovietico, ad amplissima maggioranza (76,4%), votò per il mantenimento dell’URSS (di seguito nell’infografia).

Ignorando totalmente il volere popolare, la dirigenza sovietica procedette allo smantellamento più totale dell’URSS. Eltsin, tra un bicchiere e l’altro, inaugurava il periodo  dei saldi di fine stagione (sovietica), svendendo giganti statali dal valore di miliardi di dollari per qualche manciata di rubli. Gli oligarchi iniziarono a dettare legge. La democrazia liberale era arrivata e con essa il suo problema principale: chi ha i soldi comanda, gli altri no.

Non ripercorro ora i tragici anni 90. Raramente dopo solo qualche lustro si può affermare che un qualche evento sia “storia” e non “attualità”, ma la grandezza del dramma del popolo russo e degli altri popoli facenti parte dell’Unione Sovietica è talmente accertata e testimoniata che si può affermare come gli anni 90 per la Russia siano stati, storicamente, una tragedia di dimensioni colossali. Il tracollo dell’economia di Mosca in quella fase appare chiaramente osservando il seguente grafico .

Ma se l’URSS per come l’abbiamo conosciuta non tornerà molto probabilmente mai più, un’unione di quei popoli è ancora al centro dell’azione politica di molti paesi, a cominciare proprio dalla Russia. Il presidente Vladimir Putin non ha avuto alcun problema a definire il collasso dell’URSS come “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo” [1], soprattutto per la dimensione territoriale. Non deve quindi sorprendere la volontà di creare un’unione volontaria tra popoli che un tempo erano tutti parte della stessa federazione. Da qui la volontà di creare l’Unione Economica Eurasiatica (UEE). Inizialmente proposta da Nursultan Nazarbaev nel 1994 e poi ripresa da Vladimir Putin nel 2011, oggi è una realtà concreta e attiva a livello internazionale [2].

La dimostrazione di come l’Unione Eurasiatica sia attiva sullo scenario internazionale, la si può vedere nelle recenti elezioni in Bulgaria e Moldavia. Tali consultazioni elettorali hanno dimostrato chiaramente una cosa: l’Europa non è l’Unione Europea così come l’influenza di Mosca non finisce con i confini russi. In entrambi i paesi i partiti socialisti, che non nascondono una certa simpatia (seppur in misure diverse) verso la Russia, hanno vinto le elezioni superando le candidature promosse dalle destre che, invece, guardano con speranze verso Bruxelles (non ditelo a Salvini…). Tra i due paesi quello che forse potrà “rivoluzionare” più il suo percorso futuro è la Moldavia. Igor Dodon, il candidato uscito vincitore dalle elezioni di domenica scorsa, ha già affermato in  passato che con lui la Moldavia chiederebbe di entrare nell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) [3]. La Moldavia consentirebbe all’UEE un’ulteriore espansione. Per quanto non influirebbe in maniera significativa sul PIL dell’Unione, ne permetterebbe un aumento di estensione, passando dagli attuali 20,229,248 km² agli 20,263,094 km². Poca cosa? Forse, ma se consideriamo che la Russia ha una superficie di 17,075,200 km², e l’Unione Sovietica arrivava a 22,402,200 km², i numeri iniziano ad assumere significato ben diverso.

Escludendo le tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) e l’Ucraina (dove vi è stato un golpe sostenuto da UE e USA), quasi tutti gli altri Stati che un tempo erano parte della Unione Sovietica, stanno entrando sempre più nel “sistema” dell’Unione Eurasiatica. Armenia,  Bielorussia, Kirghizistan e Russia ne fanno già parte. L’Azerbaigian non nasconde un suo interesse futuro per l’adesione (“Mai dire mai” è l’espressione usata dal suo Ministro degli Esteri su una possibile adesione dell’Azerbaigian all’Unione [4]). Il Tagikistan sembra ormai percorrere la via dell’adesione all’UEE [5]. Mosca sembra aver compreso la necessità di aggregare paesi, tornando a ricoprire un ruolo che l’URSS aveva svolto in tutto il periodo della sua esistenza. Ma per aggregare diversi Stati, la cosa da cui bisogna più stare distanti è il nazionalismo, elemento che, infatti, viene spesso criticato dallo stesso presidente Vladimir Putin [6].

Sono passati 25 anni da quei tragici mesi ma la storia è tutt’altro che finita, come invece sperava qualcuno.


[1] https://goo.gl/Z93pm5
[2] https://goo.gl/BxfHvW
[3] https://goo.gl/jqmP7w
[4] https://goo.gl/HREwOp
[5] https://goo.gl/BxJVsW
[6] https://goo.gl/EpTde4