In Nepal i comunisti presentano il loro manifesto

Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre di quest’anno, in Nepal, si terranno le elezioni legislative che vedono già da ora una novità assoluta per il piccolo paese himalaiano. Infatti il Partito Comunista del Nepal (marxista leninista unificato) e il Partito Comunista del Nepal (Maoist Center) qualche settimana fa hanno deciso di dar vita ad una alleanza di sinistra comprendente altre formazioni più piccole che non fa segreto di mirare al governo del paese. Al giorno d’oggi i due partiti contano rispettivamente 181 e 82 seggi (su un totale di 601) all’interno del parlamento nepalese ed è del tutto evidente che l’unione di queste formazioni politiche, per ora a livello elettorale ma si intravede già una possibile fusione dei due partiti in un prossimo futuro, avrà importanti ricadute sulla politica nepalese, sia in quella interna che in quella estera.

Ad un mese circa da questo appuntamento elettorale, il PCN (MLU) e il CPN(M) hanno presentato il loro manifesto politico (scaricabile a questo link, per ora solo in nepalese) dove si delinea un percorso di sviluppo che porterebbe il Nepal ad un nuovo stadio di sviluppo nel giro di qualche lustro. Non sarà certamente un percorso semplice per una serie di motivi, tra cui la difficile geografia del Nepal e la vicinanza con l’India che, da un lato è un partner economico fondamentale per Kathmandu, ma dall’altro teme che questo accordo tra i comunisti nepalesi possa portare il paese ad emanciparsi ulteriormente dall’influenza indiana e cercare una maggiore cooperazione con la Cina. Pechino effettivamente potrebbe trarre beneficio da un eventuale governo comunista in Nepal, potendo così approfondire le relazioni bilaterali sia sotto l’aspetto tra stati sia sotto quello tra partiti comunisti.

Il percorso che il manifesto dell’alleanza di sinistra traccia è ambizioso. Esso identifica una serie di obiettivi e a grandi linee individua in 25 anni il tempo necessario per far progredire significativamente il paese. Allo stesso tempo si sottolinea come l’industrializzazione del paese debba avvenire in maniera inclusiva, sostenibile, rispettosa dell’ambiente e nell’interesse dei lavoratori. Viene sottolineata la necessità di realizzare un sistema di sicurezza sociale che possa garantire un’assistenza a tutte le persone che ne hanno bisogno. Per realizzare tutto ciò i comunisti fissano l’obiettivo di raggiungere almeno il 10% la crescita annua del PIL nei prossimi anni, potendo così portare l’attuale PIL pro capite da 862$ a 5000$. Obiettivi sicuramente ambiziosi, ma esperienze come quella cinese e quella vietnamita hanno dimostrato che un paese guidato dai comunisti può mirare a tassi di sviluppo inarrivabili per le economie di tipo capitalistico [1]. I settori che vedranno il maggior numero di sforzi da parte di un eventuale governo di sinistra saranno agricolo, manifatturiero, energetico, dei trasporti e del turismo. Sui trasporti particolare attenzione sarà dedicata alle autostrade, alle ferrovie elettriche a alla costruzione di un aeroporto internazionale a Nijgadh. Per rafforzare tutti questi settori quasi contemporaneamente, si prevede di puntare anche su investimenti esteri, probabilmente rafforzando ulteriormente la partecipazione del Nepal alla Belt and Road Initiative (BRI) [2].

Comunque andranno queste elezioni, dal Nepal arrivano due segnali chiari. Il primo è che l’unità dei comunisti è possibile e il secondo che il pensiero dei comunisti può essere vincente se, e solo se, viene adattato alla condizione del paese in cui i comunisti operano.

D. B.


[1] https://goo.gl/Vjy52L
[2] https://goo.gl/7pLmNB